
Via Priula e antica dogana veneta





Ambienti interni dei piani superiori
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Cella antica dogana
Costruita nell’ultimo decennio del Cinquecento per volontà del governo veneto, la Via Priula è l’unica delle antiche strade brembane a essere frutto di una specifica progettazione. Deve il suo nome al podestà Alvise Priuli che sovrintese alla sua esecuzione per dotare la Serenissima di una strada di collegamento diretto con i Grigioni in alternativa al percorso del lago di Como che era controllato dallo Stato di Milano.
La strada fu costruita in poco tempo e in vari tratti ricalcò la viabilità esistente, tuttavia furono effettuati importanti lavori del tutto nuovi e di particolare impegno. È il caso del collegamento tra la località Ventolosa e la Botta di Sedrina dove furono realizzati numerosi archi protesi nel vuoto e fissati nella roccia con chiavi di ferro (le chiavi della Botta) per sorreggere la strada all’altezza di quaranta metri sul Brembo.
Altro tratto impegnativo fu quello a monte di San Giovanni Bianco dove la strada abbandonò il vecchio tracciato della Via Mercatorum che portava a Oneta e al Cornello e fu scavata nella roccia con le fondamenta sul Brembo. Un’altra variante significativa interessò la zona di Frola, presso Olmo, dove la nuova strada fu spostata in riva al Brembo e da qui fu fatta proseguire verso Olmo con un tracciato quasi pianeggiante.
Del tutto nuovo fu il tracciato dopo Olmo: la Priula non seguì la Via Mercatorum verso Averara e la Val Mora, ma prese la direzione di Mezzoldo.
Al centro del paese la strada passava davanti alla casa della dogana, adibita a tale scopo solo dopo il 1706, con il compito di far pagare a chi transitava con le cavalcature l’esiguo contributo di 4 o 5 soldi per soma da destinare alla manutenzione della mulattiera verso il passo di San Marco. Tuttavia non era previsto un vero e proprio dazio obbligatorio, ma solo una eventuale richiesta facoltativa. All’interno della dogana erano presenti anche delle celle, tuttora visibili.
A monte di Mezzoldo la Via Priula proseguiva sul tracciato preesistente fino al Ponte dell’Acqua, dove iniziava un tratto in parte nuovo e alternativo. Da qui fino ad Ancogno, infatti, la vecchia mulattiera era caratterizzata da una ripida salita e da diversi tornanti; invece, la Priula assunse un andamento più dolce e una pendenza meno sensibile, grazie alla realizzazione di tornanti più ampi e regolari. Da Ancogno fino al passo il percorso tornava a ricalcare la vecchia mulattiera, seppure allargata dove era necessario e rifatta nella massicciata.
Nei pressi del valico, poi denominato Passo di San Marco fu edificata la casa cantoniera, oggi chiamata Ca’ San Marco.
Il percorso della Priula è pressoché interamente visibile e praticabile. Particolarmente interessanti sono il tratto tra Mezzoldo e il passo di San Marco e quello lungo il versante valtellinese, interamente percorribili e tracciati in un ambiente di particolare pregio naturalistico.